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martedì, novembre 28, 2006
DYLAN DOG 243 - L'assassino è tra noi

Dylan Dog 243 - L'assassino è tra noiSoggetto e sceneggiatura: Tiziano Sclavi
Disegni: Angelo Stano
Copertina: Angelo Stano
 

In una notte di tempesta il Maggiolino di Dylan decide di guastarsi e di lasciarlo a piedi nel bel mezzo di un’isolata strada provinciale. All’Indagatore dell’Incubo non resta che trovare rifugio nello sperduto Bates Motel. Dylan non rimane l’unico occupante delle stanze dello scalcinato albergo e, nel giro di poche ore, le camere si riempiono di altri clienti, giunti in quel luogo per scampare alla furia della pioggia o spinti dalla semplice sfortuna. Ma la luce dei fulmini che rischiarano la notte proietta un’ombra terribile su tutti loro… quella di uno spietato assassino!

È una strana storia, questa. Per tanti motivi, forse anche perché in fondo tratta di splatter ed altri argomenti così normali per una testata dedicata all'orrore. Forse anche perché è la seconda storia scritta da Tiziano Sclavi dopo anni di esilio volontario, e si sente: si sente che Sclavi è cambiato, e si sente che è comunque una storia di Sclavi.
Il timore di trovarsi di fronte una delusione c'era, dopo la tanto decantata ma tutto sommato banale storia doppia della Barbato e dopo il perplimente Ucronìa dello stesso Sclavi, e però la lettura è stata piacevole. Nulla di eclatante o sensazionalistico, crisi esistenziali del protagonista della testata, e così via. Nemmeno, nonostante le apparenze, un whodunit in cui ciò che conta è scoprire l'identità dell'assassino... che poi, personalmente, dalla copertina avevo lanciato la previsione che la figura armata potesse essere la madre di Dylan vestita da Dylan per citare Psyco... e invece....
Che poi Sclavi qui gioca a prendere in giro i lettori e citare il proprio personaggio, cose che ha quasi sempre fatto con maestria: Dylan Dog in missione al Bates Motel lo avevamo già visto nel bellissimo Dal profondo che scrisse in coppia con il Buon Vecchio Zio Alfredo Castelli. Ma non è lo stesso Motel, nonostante il nome. E non è nemmeno lo stesso Norman Bates, nonostante il nome. E a dirla tutta...

Beh, il momento prima o poi deve arrivare, e come di consueto quando si affrontano argomenti che potrebbero rovinare la sorpresa in chi ancora non ha letto l'albo (e siccome questo non è il blog adatto agli sputtanamenti dei finali) è con moderato entusiasmo che annuncio lo

S P O IL E R

Dicevo, un albo atipico.
Un albo senza Groucho.
Senza Bloch.
Senza galeoni e robe varie.
Un albo senza neanche un Giuda Ballerino o un riferimento al quinto senso e mezzo.

Come mai?
Perché, a dirla tutta, è anche un albo senza Dylan Dog.
Si scopre un po' alla volta, come la pioggia che si fa anticipare da poche gocce e poi termina in uno scroscio martellante.
Le prime battute di Dylan allo pseudo signor Norman Bates, appena giunto al motel: "il mio maggiolino dell'86 mi ha piantato in asso..."
La sua firma sul registro, anche... e la reazione stranamente composta alla donna in fuga che si rifugia da lui dopo essere sfuggita al marito maniaco.
Poi quel killer, dal volto in ombra che apparizione dopo apparizione diventa sempre più distinto, e già a metà della narrazione non lascia dubbi sulla propria identità.
E i non riferimenti a Bloch, ad esempio, quando Dylan pensa più di una volta di rivolgersi alla polizia.
Poi, l'apocalisse: Dylan, e la donna, e tutti gli altri morti. Uno dei due, si sa, è l'assassino, situazione all'apparenza già vista (in Sette anime dannate, per quelli a cui piace la precisione).
Ma questo non conta, perché già sappiamo la realtà, già sappiamo, noi lettori, chi è il colpevole. Già sappiamo che è Dylan Dog.
Dov'è, allora, il mistero?
Un po', forse, nel chiedersi perché Dylan lo faccia, e magari - da smaliziati - come farà questa volta l'autore a cancellare tutto. Basterebbe, in verità, tirare in ballo Cagliostro l'aggiustauniversi, o ipotizzare realtà alternative ucroniche, o concludere il tutto con "... e alla fine si svegliò". Che è anche, in effetti, quanto succede.
Perché tutta la storia è in effetti un delirio, ma di qualcun altro. Il solito psicopatico scappato dal solito manicomio che interpreta la realtà a modo suo. Già visto anche questo, sì, ma con una sottile differenza, qualcosa che ribalta tutto quello che ho scritto fino ad ora. Forse.
L'assassino, quello vero, si chiama Otis Lloyd. Forse. Non somiglia per niente a Dylan Dog, ed ha già ucciso molte volte, in passato.
È uno schizofrenico dalle personalità multiple, tra cui anche quella di una specie di detective, un certo Dylan Dog.

Ho letto l'albo almeno tre volte, e continuo a pensare che possa anche essere una rivelazione alla Bobby Ewing. Una boiata pazzesca, insomma!

Però mi piace.

Recetto da: Votarxy a 23:31 | link | commenti |
recensure, dylan dog, sclavi, stano


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