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venerdì, febbraio 13, 2004

KILLER TOWN - MAGICO VENTO 80 FRASI DA RICORDARE
  • JEFF HOLMES: "Non cambierò mai giacca, signor Davis! Tutti devono vedere insieme le medaglie e le toppe... per rendersi conto del trattamento che l'esercito riserva ai suoi eroi!"
  • MAGICO VENTO: "Sono uno sciamano."
    JEFF HOLMES: "Mm... Religione! Non c'è da ricavarne gran che!"
  • POE: "Quante persone ci sono tra di voi che abbiano motivi di risentimento verso qualcuno o stanno sulle scatole a qualcun altro?"
    SCERIFFO: "Probabilmente tutti... Ma questo non fa di noi dei potenziali assassini, signor Poe..."
    POE: "Ne siete davvero sicuri? Eppure è così facile... Basta rivolgersi a un sicario di Killer Town e quello sistema la pratica, senza guardare tanto per il sottile! Chiunque può farlo..."


Con sommo ritardo mi accingo a questa recensione poco più di una settimana prima dell'uscita del nuovo episodio di Magico Vento. Non ho scusanti particolari, se non il fatto che è un periodo un po' incasinato sotto vari punti di vista. Tanto per dire, oggi che è Venerdì 13 ero convinto che fosse S. Valentino e mi chiedevo come mai le mie ragazze ancora non mi avessero dato né cioccolatini né auguri né baci. Mah!

Veniamo al dunque. Per la trama in esteso rimando come al solito al sito del collega Vittorio Sossi, il quale ha avuto in quest'albo anche la soddisfazione di veder pubblicata una sua letterona sui propri ricordi di quando, infante, giocava cogli amici a "indiani & cowboys".

Qualità, come al solito, abbastanza alta, nonostante alcune pecche non consentano di definire l'albo come "ottimo".
Personaggi principali sono una giovane e svampita ma a modo suo filosofa prostituta e il capo di una posse di giustizieri a pagamento. Oltre che, ovviamente, Poe e MV.
Degna di nota l'evoluzione del personaggio Willie Richards (Poe): presentato nei primi episodi come ubriacone e sfigato col sesso debole, acquista, man mano che si libera dalla propria dipendenza, sempre più sicurezza in se e nel proprio fascino, divenendo un po' un tombeur de femmes anche se non a livelli esasperati come il donnaiolo Dylan Dog. Nell'albo in commento Poe appare anche disinvolto nelle vesti, insolite in casa Bonelli, di puttaniere (ricordo qualcosa di un vecchio numero di DYD, e qualche storiella di Tex in cui Kit Carson accenna all'eventualità di visitare un paio di quelle, ma nulla di più).
La prostituta, Holly, è un personaggio riuscito a metà. Fa il suo lavoro, senza rancore né soddisfazioni particolari. Ha dei preferiti tra i propri clienti, e il baffettino Poe è uno di questi, ma va con chi ha da pagare. Un mestiere come un altro, e fin qui è tutto regolare. Regolare anche il suo atteggiamento disincantato e contemporaneamente ingenuo. Pare però eccessivo che, al secondo rischio mortale cui è soggetta, con un morto nella propria stanza, trovi la freddezza e il cinismo necessari per inventarsi una battuta.
La storia parte con Holly che subisce un attentato, il primo, salvandosi grazie al prodito intervento dei nostri (non che Poe faccia più che centrare il vetro della finestra) e MV si lancia all'inseguimento del killer ferito.
Qui subentra la narrazione vera e propria, della quale l'episodio è un pretesto: esiste una città, una ghost town, abitata da un gruppo esteso di sicari di professione, capitanati non si sa per quanto da un grande vecchio, un ex-graduato ridotto in miserie dopo la fine della guerra civile e adesso titolare di una florida attività di killeraggio: a modo suo, una persona onesta. Abbandonato dalla patria che aveva servito in battaglia, ha mantenuto la giacca sdrucita e il codice d'onore del militare, imponendolo anche ai propri affiliati, ma... ogne bella scarpa nu scarpone addeventa c' 'o tiempo e cu ll'età! Adesso è vecchio, un capo onorario le cui parole sono ascoltate solo da un paio di fedelissimi, un vecchio tradito dalle sue stesse mani, affette da una malattia nervosa da cui gli proviene lo sgradito titolo di Shaker (tremolante). Dell'ultimo delitto, il tentato omicidio di una giovane e innocua ragazza, non è partecipe, e questo è un altro segno della sua autorità vacillante, che lo costringe ad imporsi con atti di forza, come quello di ordinare l'impiccagione del killer.
I tempi sono cambiati, è un dinosauro, e i suoi uomini hanno già trovato fra loro il sostituto, colui che non li terrà più a stecchetto con le ossessioni del risparmio e dell'onore.
Frattanto, Poe comincia a indagare per conto suo nell'ansia di proteggere l'amica, arriva anche a sospettare della persona giusta e a cercare di farla ragionare, riuscendo però soltanto a metterla sul chi vive. Poco male, ai fini della storia: Poe è sensibile, ma non è incredibilmente intelligente o astuto né abile con la pistola. Un uomo normale. Anche MV, del resto, in questo episodio è ridimensionato: non usa poteri sovrannaturali, e si becca anche un colpo di pistola vicino alla testa, salvandosi per pochissimo.

Tirate le somme, storia godibile e ricca di sensi di lettura, vittima però dello strafare dell'autore. Peccato!
Buoni i disegni di Perovic, un classico western perfettamente comprensibile.
Da notare, infine, l'apparizione, a pagina 71, di un fucile a canne mozze, tipica arma usata in Sicilia per la caccia ai lupi e quindi impropriamente nota nel linguaggio comune col termine di lupara. Nell'albo, il vecchio capo intende usarla per difendersi dall'assalto dei propri ex-soci, ma non riesce comunque a farsene molto.

soggetto e sceneggiatura:

Gianfranco Manfredi

disegni:

Darko Perovic

copertina:

Corrado Mastantuono

lettering:

Riccardo Riboldi
















Recetto da: Votarxy a 14:41 | link | commenti (2) |

mercoledì, febbraio 04, 2004

L'OMBRA DELLA SERA - NAPOLEONE 39 FRASI DA RICORDARE
  • TRISTAN O'KEEFE (killer): "... I cerchi vanno chiusi..."
  • NAPOLEONE: "Ci tenete proprio tanto a morire dissanguato?"
    TRISTAN: "Perché no? È più sensato del glioblastoma..."

Arabeschi del destino, o forse semplicemente il punto di vista di una banconota. Son strane le banconote, uno magari considera il loro valore, o vede in esse i beni che può comprarci, ma di rado capita di identificarle esattamente in quanto quella certa moneta, quella certa banconota.
A volte succede perché sono pezzi da collezione, o edizioni speciali. Altre volte perché la singola banconota viene ad essere modificata da un qualche appunto scritto di fretta da una mano destinata a restare ignota ai più, destando forse un po' di curiosità.

Una banconota riposa da non si sa quanto in una cassetta di sicurezza e viene portata via dalla legittima proprietaria, una gran bella ragazza con una gran bella scollatura che lascia turbato il direttore della banca.
Un albergatore immerso nel traffico viene investito da un'auto, un gran bel macchinone, e giustamente s'arrabbia e impreca contro certa gente che non sa nemmeno guidare e gira col fuoristrada.
A bordo del fuoristrada c'era una gran bella ragazza, con una gran bella scollatura, che lascia turbato l'albergatore. Il nome dell'albergatore è Napoleone. Napoleone Di Carlo. La ragazza , che ha scassato un fanale e deve rendersi rintracciabile per il rimborso, lascia a Napoleone una banconota da 100 franchi su cui scrive anche il proprio recapito telefonico assieme al nome: Maud...

In più c'è un killer vecchio e stanco, prossimo alla tomba, che alloggia in un hotel a Ginevra, l'Astrid, proprietà di Napoleone. Ci sono anche dei ragazzacci che fregano il portafogli all'albergatore, permettendo alla banconota un altro giro, ma di breve durata: a volte si seguono strade tortuose senza motivo apparente, come quando ci si mette ad inseguire il percorso svolto da un foglio di carta del valore di cento franchi svizzeri, raffigurante un'opera dello scultore Alberto Giacometti, L'uomo che cammina. E vogliamo considerare l'ipotesi di mettersi a seguire, con la mente, quello stesso uomo che cammina, che segue con volontà inarrestabile e invincibile quello stesso tortuoso cammino della banconota su cui è raffigurato, senza soffermarsi a chiedere perché?

Ma tutti hanno una storia. Anche i killer, che magari secoli fa erano patrioti irlandesi o forse terroristi del braccio armato dell'IRA, che magari per seguire un ideale sono arrivati ad uccidere un proprio fratello, sangue del proprio sangue, e tutto questo per niente. Anche le belle ragazze, che a volte praticano tipi poco raccomandabili e destinati ad essere fatti fuori da qualche assassino prezzolato, belle ragazze che a volte si trovano faccia a faccia con l'uomo che ha ucciso il loro partner. Anche le figlie dei mafiosi, che sanno tutto o quasi dei loschi affari di papà (il link prima della parentesi è solo un esempio, o forse un depistaggio).

Anche l'uomo che cammina ha una storia. Un tempo si chiamava Ombra della sera, ed era una statua etrusca. Tristi, le ombre della sera. Tristi come una storia in cui tutto è già accaduto prima che ci sia il tempo per rendersene conto, mentre si perdeva tempo appresso agli inutili girotondi di di un esile gigante di pietra che non sa dove andare e comunque ci va (altro depistaggio inutile, se non per la bellezza delle parole).

soggetto e sceneggiatura: Paolo Bacilieri e Alberto Ostini
disegni: Paolo Bacilieri
copertina: Carlo Ambrosini
lettering: Cristina Bozzi






Recetto da: Votarxy a 00:45 | link | commenti (5) |